Mantova, stupenda città d’arte della Lombardia meridionale, è situata in un punto particolarmente bello della Pianura Padana. E’ infatti circondata da fiumi e corsi d’acqua, che contribuiscono a farla sembrare un’isola lacustre.
Tanta abbondanza di acqua ha contribuito all’espansione dell’agricoltura e dell’allevamento di bovini e suini. L’operatività dei mantovani non si è però limitata a questo.
Negli ultimi anni il settore industriale si è ampliato, orientandosi verso la meccanica e le confezioni. Nonostante la crisi di quest’ultimo anno, c’è un altro settore che la distingue ed è quello dalla ceramica, ora a livello industriale.
L’arte della ceramica mantovana ha le sue radici in epoca preromana ed è stata tramandata nel tempo da numerosi artigiani. Nel decimo secolo, a seguito delle conoscenze acquisite con gli scambi commerciali, si rese possibile l’apprendimento della tecnica per la produzione di ceramica con un rivestimento vetrificato. Questo prodotto fu altrimenti detto ceramica graffita.
La storia della ceramica mantovana dice che l’epoca del suo maggior splendore fu nel XV secolo. Utilizzando questa tecnica, gli artigiani del luogo crearono una forma artistica particolarmente originale, che la rese unica nel suo genere.
Inizialmente vennero prodotti oggetti semplici, quali piatti, scodelle, ciotole, boccali ecc., poi con il continuo affinamento di questa tecnica, gli oggetti divennero più articolati e furono aggiunti disegni ornamentali, via via più complessi e più estesi.
Nei due secoli seguenti la tecnica si perfezionò in modo mirabile, ma poi, a causa dell’impoverimento delle popolazioni e del sempre ondivago gusto dell’aristocrazia, le ceramiche mantovane conobbero una sorta di oblio.
Solo nel XX secolo fu possibile restituire a Mantova ed alle sue ceramiche il riconoscimento meritato: Mantova produce ceramica graffita e non un sottoprodotto della maiolica.